Il nostro stile

Ricreare l’atmosfera di tardo Ottocento, periodo in cui l’hotel era un punto di riferimento per gli intellettuali dell’epoca, è stato il principale obiettivo del restauro dei nostri architetti Claudio Ruberti e Deborah Cutillo.

L’intervento, tuttavia, non si è tradotto in una calligrafica e artificiosa riproduzione degli ambienti del passato ma si è proposto di evocare, attraverso una combinazione eclettica di arredi e collezioni, le sensazioni di chi, al tempo, ci ha soggiornato, magari dando vita ad un’opera d’arte.

Entrare negli ambienti del Londra Palace e guardare oltre le finestre regala l’impressione di lasciarsi il presente alle spalle: si spazia dalla maestosa San Giorgio alla vicina San Zaccaria, dalla congerie di tetti in tegole fino al Bacino di San Marco così spesso illuminato dal sole.

Era giusto progettare degli interni che potessero dialogare con tali realtà ed è questo uno dei motivi per i quali, pur attribuendo un senso unitario all’opera, è stata creata una differente identità ad ogni ambiente, tanto che ogni camera risulta diversa dall’altra.

Gli spazi sono accomunati dalla presenza del tessuto tesato che impreziosisce le pareti del piano terra e delle stanze superiori, i cui colori e motivi sono stati ideati e realizzati in esclusiva per l’Hotel Londra Palace, conferendo così una rara unicità agli ambienti.

I disegni dei damaschi in alcuni casi riprendono motivi del passato come le antiche stoffe presenti nel Museo del tessuto a Palazzo Mocenigo, in altri sono la rielaborazione su tessuto di affreschi decorativi realmente esistenti in edifici storici. È il caso del tessuto Vescovi, ispirato alle pareti di una stanza dell'omonima villa sui colli Euganei, dove è presente un affresco cinquecentesco realizzato per decorare con un finto tesato una camera che non era stata considerata così importante da meritare le stoffe alle pareti.

Tutto ciò con l'intento di creare degli ambienti, da un lato confortevoli e lussuosi ma, dall’altro, ricchi di storia e di vita.

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Anche la moquette che ricopre i pavimenti dei corridoi è unica. Ciascun tratto ha un proprio disegno e si ispira ad un’antica cancellata in ferro battuto di Venezia. Il disegno è apparentemente complesso, ma in realtà è formato da soli tre elementi (un cerchio, una goccia ed una doppia voluta) che, combinandosi, danno vita ad una insolita composizione.

Le ampie e ritmate aperture verso il Bacino di San Marco sono la principale caratteristica degli ambienti posti al piano terra: gli spazi interni risultano morbidamente percorsi dalla luce e suggestivamente decorati dalle linee esterne dell’architettura, diventando capaci di immergere l’ospite con immediatezza nello spirito senza tempo della città.

Nel 2008 il piano terra è stato oggetto di un radicale intervento, studiato e realizzato fin nei minimi dettagli per rendere gli ambienti comuni quieti e accoglienti, in grado di avvolgere l’ospite in un caleidoscopio di colori in cui dominano i riflessi dell’oro, e nei quali le ampie vetrate permettono di traguardare gli interni, miscelandoli con gli affascinanti scenari veneziani.

Le pareti, trattate a marmorino avorio e verde salvia, sono, poi, interrotte da una serie di lesene che riprendono quelle presenti sulla facciata della vicina chiesa di San Zaccaria.

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L’analisi storica dell’edificio e dei suoi interni, con il successivo studio illuminotecnico dello stato di fatto, ha portato alla scelta di ripristinare l’inserimento di lampadari per evidenziare l’asse visuale delle sale ristorante ed illuminare la lounge room.

Nel rispetto delle preesistenze sono stati fatti realizzare a Murano nuovi lampadari in vetro-cristallo ed oro in stile Ca’ Rezzonico.

L’idea di trasformare la luce in volume si è concretizzata con la realizzazione di fori e corpi aggettanti quadrati posizionati in stretto rapporto con l’arredo e cercando l’armonia con la classicità del vetro veneziano.

Il materiale utilizzato negli arredi è principalmente il mogano, la cui caratteristica venatura rossa è capace di innervare tonalità più calde negli ambienti.

All’uso di materiali tradizionali, sono state affiancate una stilizzazione geometrica e un’astrazione formale, che hanno l’intento di recuperare l’essenza dell’antico, lavorando per sottrazione.

Il tema decorativo predominante è il quadrato, in foglia d’oro oppure in cristallo Antelio, ripreso dai corpi illuminanti, anch’essi di foggia quadrata.

Il motivo geometrico ad inserti contrastanti vuole ricordare sia i pregevoli lavori ad intarsio dell’ebanisteria tradizionale, sia l’ornato di gusto Impero, a cui rimandano, più precisamente, le forniture bronzee e dorate inserite.

Gli elementi in metallo degli arredi sono in ottone “micropallinato”, cioè trattato con una finitura derivata dall’industria, in grado di rendere il metallo piacevole al tatto per la sua inaspettata morbidezza.

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L’ospite, poi, viene accolto nella hall da un riferimento iconografico riconoscibile: una veduta parziale della laguna di Venezia, opera di Jacopo De’ Barbari, eseguita nell’anno 1500. La matrice originale della xilografia è costituita da sei immensi pannelli in legno di pero conservati al Museo Correr, mentre la riproduzione proposta, dopo essere stata scansionata e vettorializzata, è stata trasferita con tecnica al laser sul rivestimento frontale, anch’esso in pero, del bancone della hall.

Fa da sfondo una parete trattata a foglia oro, finitura che si ritrova in opere pregiate della Venezia del ‘700 e che fu vanto della confraternita artigiana dei Doratori.