I caffè storici

UN CAFFÈ NEL “SALOTTO” PIÙ BELLO DEL MONDO

Era una mattina del 1570 quando i veneziani scoprirono per la prima volta l’aroma forte del caffè, grazie ad un medico-botanico, Prospero Alfino, che durante un soggiorno in Egitto aveva scoperto la bevanda “di colore nero e di sapore simile alla cicoria”. Pensò che anche ai suoi concittadini sarebbe piaciuta.

All’inizio questa bevanda, tratta da una semente chiamata “Kahvè”, era molto costosa e veniva venduta in farmacia. Nel 1683 a Venezia in Piazza San Marco, sotto le Arcate della Procuratie, fu aperta la prima “bottega del caffè”. Da allora nuove botteghe sorsero ovunque in città (nel 1763, ad esempio, se ne contavano 218), divenendo luoghi di incontro per discutere di affari e di cultura che si diffusero in tutta Italia.

Anche il grande commediografo veneziano Carlo Goldoni descrive il caffè nella sua tragicommedia “La sposa persiana”, composta nel 1753 per il Teatro San Luca (dopo aver scritto anche la commedia “La bottega del caffè” nel 1750):

“Ecco il caffè, signore, caffè in Arabia nato
E dalle carovane in Ispaan portato.
L’arabo certamente sempre è il caffè migliore;
… A farlo vi vuol poco;
Mettervi la sua dose, e non versarlo al fuoco.
Far sollevar la spuma, poi abbassarla a un tratto
Sei, sette volte almeno, il caffè presto è fatto”.

Basta sedervi a sorseggiare un caffè in Piazza San Marco a Venezia (una manciata di minuti a piedi dall’Hotel Londra Palace) per immaginare di essere ancora ne “La bottega del caffè” dei tempi di Goldoni.

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Il Caffè Florian, ad esempio, inaugurato il 29 dicembre 1720 da Floriano Francesconi con il nome di “Alla Venezia Trionfante”, è il più antico caffè italiano. Qui, oltre a Goldoni, non a caso si faceva vedere Giacomo Casanova, essendo l’unico locale del tempo che consentiva l’ingresso alle donne.

L’intima atmosfera delle sale ha ispirato incontri tra Lord Byron, Sivio Pellico, Daniele Manin, Ugo Foscolo, Goethe, Gabriele D’annunzio, Antonio Canova.

Il Grancaffè Quadri, che mantiene il fascino antico di una casa patrizia, vanta invece il passaggio di Stendhal, Dumas, Proust, ma forse interesserà sapere che, in tempi recenti, ci sono stati anche, ad esempio, Robert de Niro, Woody Allen, Angelina Jolie e Brad Pitt.

Fu Naxina, moglie di Giorgio Quadri, ad avere l’idea, nella seconda metà del 1700, di investire i beni familiari in un’attività di vendita de “l’acqua negra bollente”.

Accanto al Quadri sorge il Lavena, dove si davano appuntamento Richard Wagner e il proprietario Carlo Lavena e si intrattenevano nella loggia superiore assieme alla moglie Cosima, alle figlie e al celebre suocero Franz Liszt prendendo un tè con pasticcini o un bicchiere di cognac.

Ma erano clienti anche Honoré de Balzac e Gabriele D’ Annunzio, spesso in compagnia della celebre Contessa Casati, “un’opera d’arte vivente” tra i suoi pitoni vivi attorno al collo e i leopardi con collari di diamanti che portava a passeggio.

Tra i locali che fanno parte integrante della storia di Venezia, sempre a ridosso di Piazza San Marco (all’imbocco di Calle Vallaresso), non si può tralasciare L’Harry’s Bar, fondato nel1931 da Giuseppe Cipriani. Tra le firme del suo Libro degli Ospiti, quelle di Arturo Toscanini,Truman Capote, Charlie Chaplin, Peggy Guggenheim, Barbara Hutton, Orson Welles (che divorava sandwich di gamberetti con Dom Perignon ghiacciato).

Ma il cliente più affezionato della storia del locale resta indiscutibilmente lo scrittore americano Ernest Hemingway, il quale durante l’inverno, tra il 1949 e il 1950 (Premio Nobel pochi anni dopo), aveva addirittura il suo tavolo personale, in un angolo.

All’Harry’s Bar, però, non conviene ordinare solo un caffè. Bisogna provare almeno un Bellini, cocktail a base di prosecco, polpa e succo di pesca bianca, creato nel 1948 dallo stesso Cipriani. Chiamato così per via del suo colore rosato che ricordò a Cipriani il colore della toga di un santo in un dipinto del pittore Giovanni Bellini.

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